Se c’è una cosa che non mi stancherò mai di dire è che il genere supereroistico al cinema muore nel momento in cui accontenta i capricci dei fan. Se avessimo in mano lo script di un film e lo dessimo a diversi registi possiamo stare certi che ci troveremmo davanti a tre film completamente diversi tra di loro, perchè anche se narra la stessa storia ognuno di essi ha il proprio modo di raccontarla.

Ma non è proprio questo il bello del cinema? E la Marvel sa bene che anche dopo l’enorme successo che ha riscontrato, il genere ha sempre bisogno di reinventarsi e di essere raccontato in maniera differente per evitare di ripetersi troppo visto che gli ingredienti sono sempre super-tizi in calzamaglia, super-poteri e super-cattivoni che vogliono dominare il mondo.

Iron Man 3' Teaser Poster & Seven New Stills Featuring Robert ...

Ci troviamo nel mondo post-Avengers, sia da un punto di vista di timeline che nel mondo reale. L’esperimento è riuscito, il sogno di Kevin Feige di portare al cinema gli eroi così come raccontati da Stan Lee sulla carta è finalmente diventato realtà: Il mondo sa, il mondo ha visto, il mondo ha amato gli Avengers.

Dopo esserci andati coi piedi di piombo, ma forti dello strabiliante successo, i Marvel Studios decidono di continuare le avventure dei potenti Vendicatori e di iniziare anche a sperimentare nuove formule, nuove idee e nuove prospettive. Ecco perchè il terzo capitolo dedicato all’uomo di ferro vede in cabina di regia l’emblema del cinema buddy/action degli anni ’90 Shane Black.

Prevalentemente sceneggiatore di cult (che non starò qui a dirvi quanto adoro) come Arma LetaleScuola di mostri, Last Action Hero, ma anche regista di Kiss Kiss Bang Bang (guarda caso con Downey Jr.) e dei più recenti The Nice Guys e The Predator. 

Iron Man Three (2013) - Photo Gallery - IMDb

E la domanda sorge spontanea, cosa ci farà con i supereroi il re dei buddy action movie? Semplice… farà esattamente un buddy action movie!

Eh sì, perchè Black non sa assolutamente cosa farsene degli eroi in calzamaglia, ne tanto meno con Iron Man. A lui basta prendere un protagonista carismatico ma dal buon cuore, la classica spalla di etnia afro-americana che lo metta in riga e un finale mozzafiato su una petroliera come ogni film action che si rispetti.

Ma come sempre non parliamo di estetica ma di cuore, e questa pellicola ne ha davvero tanto, non solo perchè a mio parere è il miglior film su Iron Man ma anche uno degli migliori film ad imbrigliare lo spirito Marvel, la formula di Stan Lee: supereroi con super problemi. Ed ecco sorgere il dilemma, il fulcro centrale della pellicola: Cosa rende un eroe tale? Chi è l’eroe, l’uomo o l’armatura?

Marvel Reveals What Makes 'Iron Man 3' A Christmas Movie

E quindi ci troviamo per la prima volta nell’ Universo Cinematografico Marvel di fronte alla formula di “destrutturazione” dell’eroe (che verrà più avanti riproposta in altre pellicole), con il quale Black priva Tony Stark di ogni cosa, persino dell’armatura poichè questo film è un vero e proprio cammino dell’eroe caduto e risorto, la conferma definitiva a La prova che Tony Stark ha un cuore e la sottile ma spietata denuncia al sistema americano.

Black non vuole prendere un cattivone di turno e piazzarlo nella pellicola come scusante per dare al protagonista qualcosa da fare ma si serve di un’icona per dare un volto al vero nemico, che non proviene da un altro paese come ci hanno fatto sempre credere per tentare di giustificare i bombardamenti e forze di pace in Medio-Oriente, ma gioca in casa propria… è L’America! Ed il discorso finale di un fantastico Guy Pearce lo mette bene in luce rendendo così noi spettatori vittime del complottismo dell’informazione tanto quanto Tony Stark grazie ad un meraviglioso plot-twist.

In seguito alla battaglia di New York vista in The Avengers, Tony Stark è tormanetato dagli incubi, non riesce a dormire la notte e soffre di attacchi di panico (provateci voi ad entrare in un wormhole e scoprire che dall’altro lato dell’universo vi è un’armata aliena pronta a distruggere tutto) ma trova conforto in Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) con il quale convive nella residenza a Malibu.

Tony Stark (played by Robert Downey Jr) having a rough night in ...

Ben presto però la sua quiete verrà trasformata in un tormentato incubo quando i messaggi terroristici del Mandarino (Ben Kingsley), capo dei Dieci Anelli, interrompono tutte le trasmissioni televisive minacciando gli Stati Uniti. Viene seminato il panico e onesti cittadini americani perdono ingiustamente la vita in svariati attentati che porteranno il nostro Tony Stark ad esporsi pubblicamente per sfidare il Mandarino.

Ma le cose non vanno come previsto quando quest’ultimo accetta la sfida e bombarda la residenza di Tony a Malibu, radendo al suolo ogni cosa e distruggendo tutte le sue armature. Iron Man riesce a mettersi in salvo fuggendo a bordo di un’ultima armatura e sconfinando nel Tennessee ma senza abbastanza energia per ritornare a casa.

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Qui verrà aiutato da Harley, un ragazzino di dieci anni, che lo nasconderà nella propria casa poichè tutti credono Tony deceduto. Qui il miliardario playboy filantropo dovrà servirsi solo dell’intelletto per cercare inidizi e scovare il più grande terrorista del Medio-Oriente e che invece si scoprirà vivere a Miami. Le cose non tornano al nostro eroe che chiede così aiuto a Rhodey (Don Cheadle) ribattezzato Iron Patriot e facendo irruzione nella residenza del Mandarino si trovano faccia a faccia col terrorista.

Questi però non sembra essere come nei video e sui manifesti, anche il suo accento è notevolmente diverso ed appare goffo e tutt’altro che intimidatorio. Il suo vero nome è Trevor Slattery, un ex attore inglese caduto in miseria al quale hanno dato l’opportunità di impersonare il volto del male in cambio svaghi, donne e ricchezze di ogni genere.

Trevor Slattery | Marvel Cinematic Universe Wiki | Fandom

Di qui la rivelazione: Il Mandarino non esiste, è solo un mezzo manipolatorio dell’America per vincere la guerra del terrore e favorire la vendita delle armi e le sperimentazioni belliche avanzate al cui comando vi è Aldrich Killian (Guy Pearce) che mette a punto una siero sperimentale rigenerante capace di guarire mutilazioni e lesioni: Extremis.

Una sottile ma evidentissima denuncia verso il corrotto patriottismo americano che tanto predica la pace, la stessa pace che per i signori della guerra è solo uno strumento utopico che alimenta le speranze del popolo ma che nessun uomo di potere vuole realmente ed il personaggio interpretato da Robert Downey Jr. viene esattamente da quel lato dell’America, non è un caso che all’inizio del primo Iron Man il protagonista sintetizza ironicamente il sistema statunitense rivolgendosi ad un militare intento a scattarsi una foto esibendo le dita a v come simbolo di pace: – “Pace? Sarei disoccupato con la pace!”

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Così i nostri eroi, dopo questo scioccante plot-twist, scoprono il piano di Killian che ha rapito il presidente degli Stati Uniti per giustiziarlo all’interno dell’armatura di Iron Patriot in una sorta di funerale vichingo. E tutto il terzo atto ci i riporta in una dimensione completamente diversa, visivamente molto lontana da un qualsiasi film Marvel che ha come protagonisti Mel Gibson e Danny Glover armati di pistole contro un esercito di terroristi come in un meraviglioso capitolo di Arma Letale.

Ma allora perchè c’è scritto Iron Man nel titolo della pellicola? Non tanto perchè il finale del film vede una delle battaglie a sorpresa più belle dell’intero MCU che mostra migliaia di armature (tenute nascoste da Tony) combattere contro tutti i soldati di Extremis permettendo agli eroi di vincere la battaglia e distruggere Killian, quanto per la morale di tutta la pellicola narrata sul finale dalla voce fuori campo di Tony che dopo essersi fatto operare al torace e rimuovere finalmente il suo reattore arc dal petto, lo getta nell’oceano disfacendosi così anche dell’ultimo residuo del proprio cuore, seppure artificiale, che lo ha reso l’invincibile uomo di ferro.

Guy Pearce found 'Iron Man's kryptonite' during fight scene with Robert Downey Jr. | EW.com

Questo vuol dire che Black ha voluto oltraggiare e profanare lo spirito Marvel? Davvero non sapeva cosa fare con i super-eroi e si è preso gioco di noi fan? Al contrario, la prova che Tony Stark ha un cuore non è dettata da un pezzo di ferro lascia intendere Black: Toglietemi la casa, le mie richezze, il mio reattore arc e persino le mie armature. Non sono queste cose a fare di me l’eroe che sono, poichè io sono e sarò per sempre… Iron Man.

L’iconica frase che ha lanciato l’Universo Cinematografico Marvel conclude il terzo capitolo di questa saga in maniera ancora più simbolica e riflessiva, aggiungendo la ciliegina su una vera e propria delizia quasi autoriale di questo film targato Marvel Studios che riesce con maestria a rompere tutte le regole e gli schemi del fumetto originale pur restandogli il più fedele possibile, regalando al pubblico un film di super-eroi per nulla stereotipato e ricco di idee, ricco di cuore, azione mozzafiato (la scena del salvataggio dell’Air Force One) e grande, grandissimo cinema.

How Iron Man 3 Was Made: The Mandarin Twist, Villain Changes and More | Collider

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