È ora che io sia chi sono piuttosto che chi dovrei essere…

Il mitico Thor, interpretato dall’attore australiano Chris Hemsworth, è senza dubbio il personaggio che più di chiunque altro ha subìto diversi cambiamenti nel corso degli anni, che nel bene e nel male hanno dato al personaggio diverse personalità differenti; è passato dall’essere l’arrogante e avido principe di Asgard al grottesco e panciuto, ma pur sempre eroico, Bro-Thor.

Thor: The Dark World (2013) - Photo Gallery - IMDb

Ci sono personaggi che al cinema hanno bisogno di costanti evoluzioni e sviluppi che possano alimentare lo spessore emotivo e creare maggiore empatia col pubblico; sappiamo benissimo che, fino a prima che Taika Waititi re-inventasse il personaggio, il figlio di Odino non ha mai brillato al cinema, condizione avvertita soprattutto nei film corali dove inevitabilmente il personaggio si scontrava con personalità decisamente più preponderanti.

Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) è sempre stato il genio, playboy, miliardario, filantropo dal forte carisma e la lingua sciolta; Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) è il valoroso quarterback della squadra, serio e determinato; Natasha Romanoff (Scarlett Johansson) è la sexy, intrigante e spietata Vedova Nera; Bruce Banner (Mark Ruffalo) combatte con la sua doppia personalità di Hulk in stile Dr. Jekyll e Mr. Hyde… ma Thor è sempre stato poco più di un fusto biondo col martello anche a causa di uno scarso sviluppo che invece i suoi “colleghi di lavoro” hanno maturato negli anni.

Basti pensare a come Tony stesso abbia avuto più cambi di personalità in ogni film, pur rimanendo sempre lo stesso eroico Uomo di Ferro è passato da essere spavaldo e ricco mercante di armi a paranoico e ansioso (dopo la battaglia di New York) per poi schierarsi contro la sua stessa squadra dividendola in due fazioni durante gli eventi di Captain America: Civil War. Inoltre, il cambio stilistico dei vari registi ha sempre dato un tocco identificativo che ha contribuito a impreziosire l’anima e il cuore a questi bellissimi personaggi. Basti pensare ad Iron Man 3 di Shane Black, o allo spessore emotivo/psicologico che i fratelli Russo hanno dato alla Sentinella della Libertà dal secondo capitolo fino alla commovente conclusione del suo ciclo narrativo in Avengers: Endgame.

oThe Avengers

Nel primo film a lui dedicato, Thor è un ragazzo avido e arrogante che deve guadagnarsi la fiducia del padre per brandire il potente Mjolnir, il tutto raccontato in uno stile semplice e leggero degno di un qualsiasi film dei Marvel Studios appartenente alla Fase Uno dell’Universo Cinematografico Marvel.

Egli si presenta bello, biondo fino alle sopracciglia e con un’armatura sgargiante a metà tra il medievale e l’hi-tech, molto in linea con i disegni originali di Jack Kirby. Appena al secondo capitolo, diretto da Alan Taylor, la dimensione è molto più dark e oscura rispetto al primo film di Kenneth Branagh; sappiamo benissimo che non è stata una mossa vincente né per l’estetica e né per lo scarso successo della pellicola, che hanno lasciato il personaggio sempre allo scoperto ed alla ricerca di un’identità spesso vacillante tra cambio di registi e toni contrastanti che hanno spinto lo stesso Hemsworth a definirsi “non molto gratificato dal ruolo” poiché limitato nello svolgere il compitino scolastico.

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Sarà proprio insieme al regista neozelandese che l’attore australiano troverà finalmente la chiave per far funzionare il personaggio al cinema, tant’è che lo spingerà a rinnovare il contratto con i Marvel Studios per continuare a lavorare sul personaggio insieme allo stravagante Waititi.

E sì, sappiamo che dai i fan più tradizionalisti non è una scelta molto apprezzata poiché il nuovo Thor messo in piedi da Hemsworth e Waititi si avvale di un lato molto più umano e di uno stile narrativo decisamente più leggero e umoristico rispetto agli albi a fumetti. Ma se ha funzionato sullo schermo questa scelta ha rappresentato per lo “zio” del tuono una svolta decisamente innovativa e redditizia per il franchise e che il grande pubblico e la critica hanno promosso a pieno.

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Da Thor: Ragnarok in poi, il percorso narrativo del valoroso figlio di Odino ha acquisito uno spessore decisamente più profondo e molto più maturo, nonostante viene raccontato con uno stile leggero e umoristico non significa però che non abbia un forte carattere dovuto anche a ciò che subisce il personaggio a livello di storytelling.

Nel film di Waititi infatti egli perde la sua amata Asgard in seguito al Ragnarok e metà del suo popolo verrà presto decimato dal titano pazzo Thanos. Per questo motivo nel sequel Avengers: Infinity War dei fratelli Russo troviamo un Thor rabbioso e bramoso di vendetta, pur rimanendo lo stesso personaggio ri-disegnato da Waititi, difatti nascerà una simpatica chimica con Rocket Racoon e Groot ma senza perdere di vista il suo obbiettivo: uccidere Thanos.

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Sarà proprio il fallimento per non essere riuscito a impedire che il Titano schioccasse le dita a farlo poi cadere in uno stato depressivo che lo spingerà a isolarsi nella nuova Asgard ripopolata sulla Terra. E infatti nell’ultimo capitolo della cosiddetta Saga dell’infinito, Avengers: Endgame, l’estetica e lo stile narrativo relativo al Dio del tuono vengono esasperati all’estremo in quella che sembra una vera parodia del personaggio, ma che probabilmente è la versione più ricca ed emotiva mai vista al cinema.

No, non centra niente che sia vestito con abiti trasandati tanto da essere definito “Lebowski” da Tony Stark, o che sia diventato un nerd grasso ubriacone che gioca ai videogiochi rintanato nella sua dimora, è il lato umano che prevale poichè quella è la reazione più naturale che chiunque di noi difronte ad un grande fallimento avrebbe avuto. Non è più un Avenger, non è più un guerriero, Thanos ha vinto e il suo gesto è irreversibile, quindi basta combattere.

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Thor è un Dio caduto, depresso e col peso del dolore dell’universo sulle spalle. Poi unire l’utile al dilettevole è sempre cosa saggia per il cinema e quindi perchè non sfruttare questo aspetto anche per donare ad una pellicola così drammatica un tocco di umorismo?

Parliamo sempre di un prodotto Disney per famiglie. Inoltre è stato lo stesso Hemsworth a voler lavorare su questo nuovo stile tanto definirsi entusiasta da estendere il proprio contratto con la Casa delle Idee, mentre per la maggior parte dei suoi colleghi il viaggio si è concluso nell’ormai storico epilogo dell’Universo Cinematografico Marvel.

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Nel finale della pellicola Thor lascia la terra e cede il trono a Valchiria, valorosa e saggia guerriera al quale confessa: È ora che io sia chi sono piuttosto che chi dovrei essere. L’emblematica frase conclude con maestria il suo ciclo narrativo iniziato nel 2011 da Kenneth Branagh, poichè è stato cercato più volte di trovare una chiave di lettura del personaggio che è emersa solo nella fase finale e che quindi adesso è giusto ripartire e accettare cosa è diventata e che riflette l’umorismo e il modo di essere di Chris Hemsworth donando all’interpretazione un lato molto più personale di quanto non lo sia stato in passato.

È un nuovo inizio per Thor che infine parte insieme ai Guardiani della Galassia verso mete a noi ancora sconosciute e sono sicuro che il folle duo Waititi-Hemsworth potrà dare ancora tanto al Dio del Tuono ed io non vedo l’ora di rivederlo nel già annunciato Thor: Love and Thunder.

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1 Commento

  • Michelangelo
    Pubblicato il 2 Luglio 2020 7:07 am 0Likes

    Leggo marvel dai tempi della corno e Credo che l’unico film in cui si sia visto il vero thor sia “infinity war”, qui thor è un dio, un po’ altezzoso (tratta i guardiani come un gruppo di idioti) e ultra potente, una spanna sopra tutti gli altri, incluso hulk.
    Quando arriva sulla terra con l’arma del re, da solo riesce a ribaltare le sorti della battaglia, riesce persino quasi ad uccidere thanos, nonostante questo gli abbia lanciato contro la piena potenza del guanto.
    Comunque anche io ho apprezzato thor Ragnarok molto più dei primi due film, è stato un film degno della gestione Walter Simonson.

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