Lo avevano predetto i Maya, lo narravano i poemi Omerici, il sogno bagnato di tutti i Nerd è divenuto realtà: il ritorno dell’amichevole Spider-Man di quartiere a mamma Marvel.

Ebbene sì, dopo un lungo e travagliato percorso alla Sony Pictures, ricco di alti e bassissimi (The Amazing Spider-Man *coff coff*), i due colossi sono riusciti a raggiungere un accordo per portare il Bimbo Ragno tra le fila degli Avengers, e noi non possiamo che ringraziare.

In seguito alla sua prima apparizione nel film Captain America: Civil War, il ragazzo del Queens trova il suo film standalone intitolato, per l’appunto, Spider-Man: Homecoming, arrivando nei cinema nel luglio del 2017.

Ma non lasciatevi ingannare: come affermato dal boss Kevin Feige, non è l’ennesima storia delle origini. Abbiamo visto fin troppe volte il povero Zio Ben morire al cinema, per cui si è scelto un Peter Parker già in possesso dei suoi poteri ragneschi, ma comunque alle prime armi. La Marvel ha inoltre voluto confermare che andremo ad approfondire la vita adolescenziale di Spidey, cosa che nelle passate pellicole avevamo solo visto di sfuggita.

Il protagonista della pellicola è interpretato da Tom Holland, giovane promessa del cinema che interpreta divinamente il giovane supereroe, mettendoci passione e umorismo, facendo suo un personaggio che gli calza a pennello (proprio come la calzamaglia che indossa).

Questo film ci offre l’occasione di vedere uno Spider-Man diverso: non solo vediamo Peter divincolarsi nei problemi quotidiani di ogni teenagers, ma lo seguiamo nella sua carriera da super, mentre cerca di costruirsi un nome per entrare nelle grazie di Tony Stark (Robert Downey Jr.) e, di conseguenza, degli Avengers.

L’Uomo Ragno mette in pericolo sé stesso, i suoi amici e i civili; non perché il nemico è più forte o più scaltro di lui, ma perché è troppo giovane, ingenuo, inesperto e pecca di arroganza. Ma Parker, come sappiamo benissimo, è altruista e puro di cuore, mette sempre la vita degli altri prima della sua e durante tutto il corso della pellicola, cresce e da prova di forza, spirituale e fisica.

L’antagonista principale è invece Adrian Toomes, meglio conosciuto come l’Avvoltoio, interpretato dal magistrale Michael Keaton, che torna ad indossare un costume (anche se stavolta si schiera dalla parte dei cattivi), e reinterpreta il villain “vecchietto” dei fumetti di Spidey in una chiave alternativa, ma mantenendo lo spirito del personaggio.

La storia ci porta anche a compatire il nemico, a comprendere il perché dei suoi comportamenti: Toomes è un proletario, guida la sua piccola azienda, investe su di essa e sui suoi collaboratori per poi vedere vanificati i suoi sforzi per colpa di chi è più in alto, e cioè Tony Stark che, paradossalmente, è anche l’alleato del suo rivale.

L’Avvoltoio è cattivo, ma non senza cuore: difatti lo vedremo cedere in più di una occasione un ramoscello d’ulivo a Spidey, a seguito del salvataggio della figlia da parte di quest’ultimo. Ma messo alle strette, combatterà senza freni il suo avversario, per poi essere inevitabilmente sconfitto.

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L’umorismo nel film è praticamente perfetto: il regista Jon Watts riesce a bilanciare la comicità Marvel, a cui ci ha abituato in un decennio di film, quella dei protagonisti 15enni e, soprattutto, quella di Spidey, ripresa fedelmente dal cartaceo, essendo un tratto caratteristico del personaggio quello di sparare battutine ai suoi nemici nel pieno degli scontri.

Degne di nota anche le infinite citazioni: la regia cita sia il fan dell’MCU, sia quello del cartaceo, strizzando l’occhio a più riprese ai fan più hardcore. Per dirne solo alcune:

  • Betty Brant, uno dei primi amori di Peter nel cartaceo, appare come studentessa nella sua stessa scuola;
  • Aaron Davis, supercriminale e zio del nuovo Spider-Man dell’universo Ultimate (Miles Morales), viene interpretato da Donald Glover e appare in un paio di occasioni, dicendo anche di avere “un nipote in città”. Che sia una possibile anticipazione? Ci speriamo;
  • La scena in cui Spidey cerca di fermare le due metà del traghetto con le ragnatele ricorda molto un momento in Spider-Man 2 di Sam Raimi, in cui il protagonista tenta di fermare in modo non troppo diverso un treno in corsa;
  • Happy Hogan (Jon Favreau) nomina l’armatura Hulkbuster vista in Avengers: Age of Ultron, e la “cintura magica” di Thor, che i fan del fumetto conosceranno grazie alla serie Ultimate;
  • Uno dei criminali del film si chiama Mac Gargan (interpretato da Michael Mando) ed ha, curiosamente uno scorpione tatuato sul collo; nei fumetti, Gargan non è altro che l’alter ego del supercattivo Scorpion, uno dei nemici principali del ragno. Essendo che il villain ha un ruolo anche in una scena post credit, diamo per scontata la sua presenza nei futuri film della saga.

Promossi a pieni voti, oltre a Spidey e Avvoltoio, sono di certo: Tony Stark (Robert Downey Jr.) presente ma non troppo, severo ed equilibrato mentore del ragno, l’amico e “tizio sulla sedia” Ned Leeds (interpretato da Jacob Batalon), degno aiutante del supereroe; la “giovane” Zia May (interpretata da Marisa Tomey), che porta benissimo i suoi 53 anni, e Happy Hogan (Jon Favreau), simpatica presenza e ottimo tramite fra Peter e Stark.

Bocciati totalmente invece i personaggi di Flash Thompson (interpretato da Tony Revolori), poco credibile e troppo distante dalla controparte cartacea, e lo Shocker (il secondo), piatto e inesistente villain della pellicola (interpretato da Bokeem Woodbine), paradossalmente caratterizzato peggio del precedente Shocker (interpretato da Logan Marshall-Green), eliminato poi da Toomes in seguito alla sua rivolta.

In conclusione: Watts riesce nell’impresa di portare un ragno tanto nuovo quanto classico, bilanciando pathos e umorismo, scene d’azione e sentimentali, e inserendo anche colpi di scena interessanti.

Cambia e riadatta perfettamente alcuni personaggi (vedi l’Avvoltoio), ne crea di inediti (come la nuova MJ, che mantiene solo l’acronimo della famosa dolce metà del protagonista), ma commette alcuni scivoloni, andando a rivisitarne totalmente altri che meritavano più fedeltà. Inoltre, Watts coccola il fan del fumetto (e non solo) con le più svariate citazioni, ma si perde poi nella linea temporale con errori banali, come quel “8 anni dopo” inserito a inizio film, che farebbe di conseguenza ambientare la pellicola nel 2020 anziché nel 2017.

Queste piccole sviste non penalizzano di certo Spider-Man: Homecoming, che passerà alla storia come uno dei cinefumetti Marvel migliori e uno dei film sul ragno più riusciti di sempre.

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