Oggi parliamo del film Marvel che ha portato alla ribalta il mondo afroamericano nell’Universo Cinematografico Marvel: Black Panther.   

La pellicola, uscita pochi mesi prima dell’arrivo nelle sale di Avengers: Infinity War, ha in parte sfruttato l’attesa per il grande crossover, ma si è spinta oltre conquistando il pubblico di tutto il mondo. In brevissimo tempo, Black Panther è diventato il terzo film stand-alone dei Marvel Studios ad aver superato il miliardo di dollari d’incasso, portando a casa ben 3 premi Oscar.

Black Panther (2018) - Photo Gallery - IMDb

Per non togliere il gusto della visione a chi non avesse ancora avuto il tempo di vederlo, questa recensione sarà completamente spoiler free.

La trama in sé ad una prima occhiata può sembrare molto semplice e ricalca lo schema di quasi tutti i film di prima apparizione degli eroi Marvel. Vediamo come Black Panther, ovvero il principe T’Challa (interpretato da Chadwick Boseman), acquisisce i suoi poteri, quali sono i suoi dilemmi interiori e come affronterà il mondo una volta presa la responsabilità del governo del Wakanda.

A differenza di molti eroi, però, la Pantera Nera non ha un dilemma interiore su chi è o sulle sue debolezze, ma al contrario i suoi dilemmi sono tutti mossi da ciò che lo circonda: i suoi amici, i suoi governati, i suoi affetti e soprattutto le sue scelte politiche.

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Black Panther (2018) - Photo Gallery - IMDb

T’Challa si dovrà muovere per tutto il film su questo doppio piano: da un lato le scelte etiche che vorrebbe fare per seguire la sua indole buona, dall’altro le decisioni spesso poco morali che un Re è costretto a prendere. Il problema più grande di tutti è quello del destino di Wakanda, ovvero se continuare a mentire al mondo sulla sua reale forza, sulle sue tecnologie e sulla sua ricchezza, oppure finalmente venire allo scoperto e aiutare l’umanità a diventare migliore.

Lo scontro tradizione-innovazione in cui T’Challa si dibatte permea l’intero film, e il suo è un dilemma realmente complesso da dirimere poiché ci sono sia ragioni più che sensate per mantenere le idee del padre, sia ragioni per cambiare completamente direzione. Sarà il passato, e un fantasma che arriva dall’esterno, a dare una mano alla Pantera Nera per prendere una decisione saggia.

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Guardando il film non ci si stupisce dei motivi per cui l’Academy lo abbia nominato fra i migliori film del 2018. Non si tratta di un film classico di supereroi ma di un film che parla di oppressi e oppressori, di vittime e carnefici e della sofferenza dell’Africa rispetto al resto del mondo. I wakandiani chiamano “colonizzatori” i bianchi, persino quelli amici come l’agente Everett Ross, interpretato da un perfetto Martin Freeman, per sottolineare il peccato originale della gente bianca.

Nel film non manca certo l’azione, ma le atmosfere che il regista Ryan Coogler ha voluto inserire non sono quelle della classica azione da “supereroi”. Guardando la prima ora del film, ma anche un po’ oltre, si respira il classico mood di un film di spionaggio con scene e situazioni degne di Mission Impossible James Bond. Si susseguono colpi di scena, macchinazioni internazionali, ci si sposta a New York, in Africa, in Corea e a Londra. Tutto è coerente con quello che il film vuole raccontare una storia “politica”, un intreccio di segreti, a partire dalla vera natura del Wakanda.

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Si gioca molto anche sui veri intenti dei villains di turno: Killmonger Stevens, interpretato da M. B. Jordan Ulysses Klaue interpretato da Andy Serkis. Fino ad un certo punto del film ci viene nascosto il vero antagonista di Black Panther, come in una spy story degna di questo nome. La forza del film è il suo essere estremamente coinvolgente anche per coloro che non sono fan dell’universo Marvel o che non amano troppo il film d’azione pura.

La scelta di Kevin Feige di demandare l’intero film a regista, che ne è anche sceneggiatore, e attori del mondo afroamericano, alcuni nomi anche di livello altissimo come Forest Whitaker Angela Bassett, è stata vincente perché il film non ha mai i toni “paternalistici” spesso presenti laddove è protagonista la cultura africana. Tutt’altro, il mondo dell’Africa e degli afroamericani viene descritto come un mondo umano esattamente uguale agli altri, pieno di contraddizioni, di bene e male, dove la scelta più importante sarà quella fra il voler costruire una storia diversa o essere uguali a coloro che sono stati gli “oppressori”.

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Un film così ben architettato naturalmente nasce da un soggetto ben scritto e in questo caso stiamo parlando dei due fuoriclasse di Marvel nel campo Stan Lee Jack Kirby. Dalle loro penne sono sempre usciti i migliori soggetti e migliori personaggi. Gli attori sono tutti all’altezza della scrittura oltre ad essere grandi nomi del cinema. Da notare la chicca di poter vedere dopo tanto tempo contemporaneamente sullo schermo Gollum e Bilbo Baggins!

L’interpretazione di Boseman nei panni della Pantera Nera è molto convincente e mai sopra le righe, così come è veramente ben sfaccettato e reso Killmonger da Jordan. Tutti gli attori di contorno fanno un gran lavoro e va segnalata la magistrale interpretazione di Danai Guria (Okoye) nel suo ruolo difficilissimo diviso fra dovere e sentimento. Mai banale e sempre intensa.

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Le musiche sono davvero molto originali, ma soprattutto sono un bellissimo tributo a un film che ha cambiato parecchio il mondo afroamericano e il cinema a esso dedicato: “Il Principe cerca moglie”. Se farete caso ad alcuni passaggi all’interno del film noterete che la colonna sonora è piena di piccoli tributi alla musica del capolavoro con Eddie Murphy del 1988.

Alcuni hanno criticato la nomination agli Oscar per Black Panther non ritenendolo un film all’altezza dell’Academy perché un film di “supereroi” in teoria non lo è. Mai critica è stata più ingiusta per un film e probabilmente è venuta da chi il film non l’ha visto.

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La pellicola ha sicuramente qualche difetto, soprattutto nel finale ha qualche forzatura di trama che convince meno, ma in generale il film è uno dei più coerenti e meglio scritti fra gli stand alone della Casa delle Idee. Oltre a questo la storia è supportata da un cast eccezionale e una regia molto chiara, pulita e sempre focalizzata su idee chiare.

Inoltre il film parla al mondo, è una accusa diretta all’umanità che ha abbandonato a se stesso un intero continente senza vergognarsene. Ciononostante alla fine ciò che è importante è che la vittima non diventi carnefice.

A voi il film è piaciuto? Fatecelo sapere nei commenti.

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