Primi dettagli sulla trama di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli.

Dopo il poster ufficiale e le prime immagini del film, EW ha svelato un’intervista esclusiva con il regista di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli. Vi riportiamo la traduzione completa:

Destin Daniel Cretton non ha mai voluto fare un film Marvel. Il regista, a 42 anni, ha costruito una carriera basata su film indie e drama come Short Term 12Il castello di vetroIl diritto di opporsi — non proprio film simili ai grossi blockbuster supereroistici. Nel 2018, ha scoperto che i Marvel Studios stavano sviluppando un cinecomic interamente dedicato ad un supereroe asiatico.

«Quando ho sentito dello sviluppo di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, la mia mente è volata subito alla mia infanzia», spiega Cretton. «Da piccolo, l’unico supereroe in cui potevo identificarmi era Spider-Man, perché aveva una maschera e non si vedeva chi c’era sotto. Potevo vestirmi da Spider-Man ad Halloween, senza che nessuno mi criticasse. C’erano pochissimi personaggi asiatici sullo schermo, e di certo non c’erano supereroi».

Cretton — nato alle Hawaii, ma di discendenza giapponese — ha cominciato a pensare alla sua infanzia e a come avrebbe reagito se avesse visto un film di supereroi con un cast quasi interamente asiatico. Così, ha fissato un incontro con la Marvel. «È entrato nel nostro ufficio e ha detto: “Non mi interessa fare uno dei vostri film”. Non è il modo migliore per iniziare», scherza Kevin Feige, il presidente dei Marvel Studios. A quell’incontro ne è seguito un altro, e poi un altro ancora, prima dell’annuncio ufficiale al San Diego Comic-Con del 2019.

Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli è un film che combina il dramma familiare con delle incredibili sequenze d’azione e di arti marziali. L’attore cinese-canadese Simu Liu è il protagonista del film, Shang-Chi, un giovane ragazzo che passa gran parte della sua vita ad essere addestrato per diventare un letale assassino per volere di suo padre Wenwu (Tony Leung). Appena maggiorenne, fugge dal villaggio in cui vive e tenta di costruirsi una vita normale in America, per poi finire trascinato nella rete dell’organizzazione nota come i Dieci Anelli.

«La parte migliore di questo personaggio è che la sua storia non è mai stata raccontata», spiega Liu. «Conosciamo tante versioni della storia di Batman, i cui genitori sono stati uccisi quando era piccolo. Sappiamo che Peter Parker è stato morso da un ragno radioattivo e che suo zio viene ucciso. Ma la storia di Shang-Chi è sconosciuta alla maggior parte delle persone, per cui abbiamo avuto molta libertà creativa nel raccontarla nel modo in cui volevamo».

Sarà anche meno famoso di Iron Man o Captain America (che, comunque, erano molto meno popolari prima dell’avvento dell’MCU), ma l’idea di fare un film su Shang-Chi risale a molto prima del 2008. Creato da Steve EnglehartJim Starlin (colui che darà i natali a Thanos), il maestro del kung fu ha debuttato nei fumetti nel 1973. Era un modo per approcciare ai lettori asiatici e alle storie di arti marziali. Negli anni ’80, lo stesso Stan Lee ha tentato di realizzare un film con protagonista Brandon Lee, ma il progetto non è mai andato in porto. All’inizio del nuovo millennio, poi, gli allora neonati Marvel Studios hanno compilato una lunga lista di personaggi che avrebbero potuto debuttare al cinema — incluso Shang-Chi.

Ora, dopo svariati tentativi, il supereroe è pronto ad arrivare sul grande schermo. «Il cuore della storia di Shang-Chi, nei fumetti, è sempre stato il dramma che circonda la sua famiglia», spiega il produttore Jonathan Schwartz. «L’obiettivo del regista era quello di trasporre questa storia oscura, per certi versi anche di abusi, ed esplorare gli effetti che tutto questo ha su un bambino».

Ovviamente, portare un personaggio del genere nell’Universo Cinematografico Marvel significa anche aggiornare parte delle sue caratteristiche e delle sue origini. Nonostante i fumetti abbiano spesso cambiato le sue origini, per l’adattamento cinematografico serviva qualcosa di più sensibile ai tempi moderni e al pubblico di oggi.

«Negli anni ’70 e ’80 avere un supereroe asiatico era senza dubbio una conquista, ma spesso quei fumetti cadevano in spiacevoli cliché razzisti e stereotipati» aggiunge lo sceneggiatore Dave Callaham. «Quando abbiamo iniziato a lavorare al film, a pianificare la sua storia e il suo viaggio, era chiaro che avremmo dovuto cambiare qualcosa per adattarci all’epoca in cui viviamo. Avere gran parte del cast e della crew asiatica è stato di grande aiuto per noi».

Cretton voleva raccontare una storia che parlasse dell’identità asiatica e di cosa significa essere asiatici nel mondo di oggi, che fosse il più autentico possibile. «La cultura asiatica è diversa da qualsiasi altra al mondo. Sono cresciuto alle Hawaii, dove il cibo è un misto di cinese, giapponese, coreano e filippino. E la nostra troupe era un mix simile, tante culture che si incontravano e collaboravano per creare qualcosa di meraviglioso. Ci hanno aiutato anche con alcune parti della sceneggiatura, in modo che fosse accettabile per tutti».

«Non ho mai visto un livello di rappresentazione asiatica così alto» commenta Awkwafina, che interpreta l’amica Katy. «Esplora molti livelli di identità. Spero che tocchi il cuore di molte persone».

Al momento del casting, i Marvel Studios hanno lanciato una ricerca globale per trovare un attore di discendenza cinese. Simu Liu, 31enne esperto di arti marziali e stunt, protagonista della serie canadese Kim’s Convenience, è riuscito ad aggiudicarsi il ruolo. Liu è un grande fan dell’MCU e ha sempre sognato di interpretare un supereroe. Nel 2014 ha scritto un tweet taggando la Marvel, chiedendo di interpretare proprio Shang-Chi.

«Ho pensato: “Ok, adesso mando questo tweet e loro mi risponderanno e mi daranno il ruolo”. Ma non è andata così! Poi, anni dopo, mi hanno chiamato per una audizione. Non so se quel tweet è stato il fattore scatenante. Non lo so proprio». Liu ha dovuto metabolizzare la notizia, volare a San Diego e prepararsi all’accoglienza dei fan in soli quattro giorni, nel 2019.

All’inizio del film, Shang-Chi vive a San Francisco insieme ai suoi amici, tra cui Katy. Lei è una dei suoi più fidati amici, ma non conosce molto del suo passato o della sua famiglia. Ed è decisamente estranea al mondo di violenza e assassinio che si nasconde dietro di lui. Una figura, in particolare, trama nell’ombra: Wenwu (Tony Leung), il padre di Shang-Chi, un potente e antico guerriero che ha addestrato il figlio affinché segua le sue orme criminali. I due non si sentono da 10 anni.

«Questo non è un colpo di scena alla “Luke, io sono tuo padre”» afferma Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios. «Lui sa benissimo chi è suo padre, e ha deciso di lasciarsi quel mondo alle spalle». Direttamente dal cinema di Hong Kong, la star Tony Leung interpreta Wenwu. «È un personaggio negativo, ma con una grande abilità di amare. Tony ha aggiunto un enorme talento ad un ruolo scritto apposta per lui», conclude il regista.

Wenwu è un personaggio originale, creato appositamente per l’MCU. È a capo dei Dieci Anelli, la misteriosa organizzazione terroristica vista in film come Iron Man, Iron Man 3 e Ant-Man. Schwartz e Feige spiegano che il personaggio è stato chiamato con molti nomi nel corso dei decenni — e uno di questi è Il Mandarino, che nei fumetti è stato uno degli antagonisti principali di Tony Stark. Nel terzo film dedicato al Vendicatore in armatura è apparsa una versione alternativa del personaggio, che però veniva interpretato da un attore (Ben Kingsley) come facciata per coprire le azioni di Aldrich Killian (Guy Pearce).

Questo Wenwu è qualcuno di diverso, e di molto più pericoloso. «Credo che le persone sentano il nome “Mandarino” e pensino subito al villain dei fumetti, ma non è ciò che stiamo facendo», anticipa Schwartz. «Stiamo creando una versione più complessa, multi-strato e umana di quel personaggio».

Ovviamente, non puoi fare un film sul guerriero più abile del mondo senza costruire delle coreografie elaborate. «Penso che questo film abbia alcune delle sequenze d’azione migliore che la Marvel abbia mai fatto», afferma Schwartz. «Ogni pugno ha un significato, ogni stile di combattimento ha un significato, e la storia è raccontata attraverso un comparto visivo spettacolare».

Shang-Chi è esperto di molte tipologie di arti marziali, perciò Liu ha dovuto allenarsi un bel po’. Cretton si è ispirato a vari stili, dai più eleganti come Hidden Dragon a quelle più energiche dei film di Jackie Chan, mentre il coordinatore degli stunt Brad Allan è stato il responsabile del risultato finale. «Il volto di Shang-Chi non è coperto da una maschera, come Captain America o Spider-Man, per cui ho dovuto imparare un sacco di cose», racconta Liu. «Ho iniziato ad allenarmi appena sono sceso dal palco del Comic-Con. Avevo esperienza con le arti marziali, ero uno stunt-man a Toronto, ma qui c’è stato un impegno ancora più grande».

Nonostante l’enorme azione e il mondo Marvel, il regista ha voluto tenere la storia di Shang-Chi il più realistico possibile, e realizzare un film di supereroi che il sé stesso più giovane avrebbe voluto vedere. «Volevamo assicurarci che Shang-Chi fosse come tutti noi», spiega. «Voglio guardare questo film e pensare: “Cavolo, anche io mi sento così. Anche io mi sento fuori posto, a volte”».

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