La serie sul Dio dell’Inganno dei Marvel Studios fa capire già dal primo episodio come il cambio di prospettiva fungerà da reale protagonista dello show e del futuro dell’MCU.

Il primo episodio di Loki, la serie televisiva prodotta dai Marvel Studios e dedicata al Dio degli Inganni interpretato da Tom Hiddleston, è finalmente arrivato in streaming su Disney+. La serie vede una Variante alternativa del fratellastro di Thor che, fuggito con il Tesseract dopo gli eventi del 2012, viene arrestato dall’agenzia burocratica Time Variance Autorithy e costretto a collaborare con loro per evitare il collasso della Sacra linea temporale.

A pochi giorni dall’uscita del primo episodio, già si intuisce quello che sarà il vero protagonista non solo di questo show, ma anche dei prossimi prodotti dell’MCU. Non stiamo parlando tanto di personaggi più o meno inediti (Loki e le sue Varianti), o di luoghi inesplorati, per quanto affascinanti possano essere (vedasi la Time Variance Authority), quanto piuttosto di qualcosa di più impalpabile ma altrettanto importante: il cambio di prospettiva.

Dalla sola visione del pilot (se così possiamo chiamarlo) di questa nuova serie dei Marvel Studios traspare tutta la volontà e l’esigenza autoriale di sviluppare l’arco narrativo in corso proiettandolo verso direzioni più ampie rispetto a quanto visto fino ad oggi. Ciò di cui stiamo parlando è ciò che traspare attraverso gli occhi del protagonista in questo primo episodio, che è specchio dello sguardo dello spettatore.

Lo sgomento di Loki (Tom Hiddleston) di fronte alle Gemme dell’Infinito riposte in un cassetto come vecchie cianfrusaglie (o “fermacarte” citando fedelmente la serie) altro non è che una metafora per far capire come da questo punto in poi si ribaltino le prospettive. Il modo di vedere il recente passato dell’MCU cambia radicalmente, rendendosi ridicolmente ridemensionato alla vista dell’audience fuori dallo schermo, e personaggi all’interno dello stesso. Il tutto avviene proprio nel momento giusto, nel punto in cui occorreva dare uno scossone narrativo per far sì che si aprissero altre strade e soluzioni percorribili.

Loki': Infinity Stones in drawer scene doesn't mean what you think

Una presa di coscienza che fa empatizzare ai massimi livelli lo spettatore con il protagonista della serie, poichè entrambi condividono un medesimo stato d’animo sebbene con conseguenze divergenti. Il Dio dell’Inganno, infatti, si sente quasi smarrito dopo aver osservato gli oggetti più potenti del suo Universo privi del potere che li aveva resi tali fino a quell’istante. Oggetti che in pochi secondi sono passati da veicoli di onnipotenza a inutili pietre dal colore vivace.

Un ridimensionamento che rende lo stesso Loki ancor più piccolo, poichè già inferiore al potere che quelle Gemme incarnavano precedentemente al cambio di prospettiva. Dal canto suo, anche lo spettatore avverte questa sensazione, ma con uno stupore non negativo, come quello del protagonista, ma decisamente positivo poiché foriero di novità dietro l’angolo davvero straordinarie.

Ecco dunque prendere corpo le linee temporali (con quella “Sacra” a farla da padrone), o ancora uno spazio al di fuori del tempo come la Time Variance Authority, autentica anomalia se confrontata alle norme consuetudinarie che regolano l’MCU e la sua continuity.

Insomma una serie di elementi creativi ed originali che danno freschezza ad un personaggio la cui parabola esistenziale sembrava conclusa, ed allo stesso tempo gettano le basi per un Universo Cinematografico che si vede dopo soli 51 minuti di show enormemente espanso: nelle possibili diramazioni dei futuri racconti supereroistici Marvel, e negli intrecci che per forza di cose li vedranno entrare in collisione per progetti d’insieme.

Loki è ora in streaming su Disney+.

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