La serie TV Disney sul Dio dell’Inganno è solo l’ultimo di tanti tasselli di un puzzle che focalizza l’attenzione sull’introspezione e la ricerca di sé.

I primi due episodi di Loki, la serie televisiva prodotta dai Marvel Studios e dedicata al Dio degli Inganni interpretato da Tom Hiddleston, sono finalmente arrivati in streaming su Disney+. La serie è incentrata una Variante alternativa del fratellastro di Thor che, fuggito con il Tesseract dopo gli eventi del 2012, viene arrestato dall’agenzia burocratica Time Variance Autorithy e costretto a collaborare con loro per evitare il collasso della Sacra linea temporale.

Siamo ormai giunti in prossimità del giro di boa della serie, ed è possibile intravedere in essa una sempre crescente analisi introspettiva abbinata ad una ricerca identitaria del protagonista. Due perni narrativi centrali in questo prodotto seriale che rappresenta solo l’ultimo di tanti tasselli che lo hanno preceduto costituendo di fatto la vera forza interiore dell’Universo Cinematografico Marvel.

Già, perché basta voltarsi un attimo, facendo qualche passo indietro nella continuity della Casa delle Idee trasposta sul grande schermo, per capire come quelli sopra citati siano realmente i cardini del racconto dei vari supereroi. Partendo dal primissimo Iron Man di Robert Downey Jr., passando attraverso il Captain America di Chris Evans, ma anche Thor e Spider-Man e tanti altri ancora, si può toccare con mano una volontà di fondo di trovare il proprio Io. Ovviamente, ciascuno di essi lo ha fatto in modo differente.

C’è chi ha trovato sè stesso attraverso la necessità di distaccarsi dal retaggio familiare («Non armi, ma armature») e riscoprendo i veri valori della vita come una famiglia ad esempio («Mantenere quello che ho, sì lo voglio!»); o ancora chi ha seguito il consiglio di un amico («Ho pensato… Forse provo un pò di quella vita di cui Tony mi aveva parlato») quando credeva che la guerra fosse il suo unico e solo habitat naturale. Per non parlare della messa in discussione di una divinità addirittura, che decide di modificare il proprio destino («È ora che io sia chi sono, piuttosto che chi dovrei essere»).

Insomma, un viaggio esplorativo che non ha permeato solo tempo e spazio, luoghi incredibili dell’universo e personaggi di varia natura, ma anche l’anima dei suoi protagonisti. E non lo si è visto solo nei film, ma anche nelle prime serie televisive dei Marvel Studios: in WandaVision con Wanda (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany), dove la prima scopre il suo vero destino («Non comprendo questo potere, ma ci riuscirò») e il secondo, un sintezoide che trova mediante l’esperienza di un amore perseverante il suo completamento («Sono stato una voce senza corpo, un corpo ma non umano… Chissà cos’altro potrò essere»).

Poi è toccato a The Falcon and the Winter Soldier, con Sam (Anthony Mackie) e Bucky (Sebastian Stan) che percorrono strade divergenti per uno scopo comune: un posto nel mondo. Una collocazione che però anche in questo caso passa dal riconoscere sé stessi, magari ammettendo degli errori e cercando di superarli («Devi smetterla di farti dire dagli altri chi sei»); o affrontando un destino che non può essere ignorato («I simboli sono vuoti senza le persone che danno loro un significato… E questo è il più grande di tutti»).

Infine Loki, con il “legittimo Re di Asgard”, che si ritrova coinvolto in un’avventura al di fuori di tempo e spazio, quanto mai rivelatoria. In cui prende coscienza tramite il confronto con molteplici versioni della sua personalità, di ciò che lo caratterizza davvero. E lo fa abbassando le proprie pretese e smascherando il vero fine del suo agire («Sai, non mi diverte ferire le persone, lo faccio perché ho dovuto farlo, fa parte dell’illusione… È il crudele ed elaborato trucco dei deboli per incutere timore»).

Riepilogando, dunque: una miriade di viaggi, eroi e trame che da sole non avrebbero mai potuto ottenere il successo ed il riscontro di pubblico avuto. Per arrivare a ciò che l’MCU è oggi è servito di più, è servito il cuore, l’audacia di scendere dal facile piedistallo per affrontare con umiltà la realtà, i problemi di cui è costituita e le sue mille sfaccettature introspettive ed identitarie, facendo confluire il tutto nei meravigliosi ed eclettici supereroi Marvel.

In questo modo è aumentata a dismisura l’empatia tra chi guarda ciò che accade sul grande o piccolo schermo e chi vi agisce all’interno, poichè l’uno si riconosce a pieno nell’altro.

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